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Tutto quello che non ti hanno detto sul JOBS ACT.

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> La riforma nascosta <

 

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Demansionamento unilaterale

Non riconosce la professionalità del lavoratore, prevede maggiori responsabilità e una retribuzione minore della precedente.

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Tutele inesistenti

Licenziare non è mai stato così facile, il risarcimento commisurato all’anzianità del lavoratore sarà più basso.

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IL “GRANDE FRATELLO”

Legittimato il controllo a distanza del lavoratore sempre e comunque. La privacy personale è solo un ricordo.

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Ammortizzatori? Non per tutti

Non esiste un sistema di sussidio universale, una grande fetta di lavoratori continua a essere esclusa.

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Politiche attive o passive?

Minore uso della cassa integrazione, qualità del servizio più bassa, aumento della disomogeneità territoriale.

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CONFERMA DEL PRECARIATO

Nessuna formazione adeguata, nessuna prevenzione sui rischi da lavoro. Il titolo di studio posseduto sarà carta straccia.

DEMANSIONAMENTO UNILATERALE

Prima era possibile, o addirittura obbligatorio, a fronte di un processo di riorganizzazione, di chiusura di un reparto o di un ufficio, ipotizzare cambi di mansione. Il coinvolgimento dei delegati eletti dai lavoratori e del sindacato per evitare al singolo lavoratore possibili condizioni di ricatto era garantito.
La contrattazione permetteva di cercare alternative in tutte le aree dell’impresa, tutelando il reddito, la professionalità e la dignità dei lavoratori coinvolti.

Con il Jobs Act viene meno il principio dell’equivalenza della mansione: unilateralmente sarà possibile adibire il lavoratore ad altre mansioni senza che queste siano analoghe alle precedenti. Per poter accedere a mansioni superiori, diversamente da prima, il periodo legale di svolgimento di tali mansioni è innalzato da 3 a 6 mesi e dovrà essere di ordine continuativo.

Peggiora la possibilità di crescita e riconoscimento professionale, a prescindere dal lavoro, dalle mansioni, dalla formazione. Con il Jobs Act sarà infatti possibile concordare individualmente tra lavoratore e datore di lavoro, certificandole, condizioni di demansionamento con l’effetto di peggiorare gli accordi d’impiego previsti da norme e contratti, senza l’obbligo di assistenza sindacale.

Adesso lo sai.

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TUTELE INESISTENTI

Con il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti il tempo indeterminato diventa più instabile! Mancano tutele in materia di licenziamenti, i casi in cui e possibile conservare il posto di lavoro se il licenziamento è illegittimo sono limitati.

La legge interviene pesantemente a favore delle imprese a prescindere dalle ragioni del licenziamento, individuando un risarcimento commisurato all’anzianità di servizio e più basso di quanto prevedevano le norme precedenti. In più il giudice non potrà più valutare la proporzione della sanzione ma limitarsi a verificare l’entità dell’indennizzo. Se il lavoratore non vorrà aspettare i tempi del processo che non avrà più il rito speciale (quello previsto dalla legge 92/12), potrà accettare la metà dell’indennizzo con l’offerta di conciliazione.

Il licenziamento sarà sempre valido anche quando riconosciuto palesemente illegittimo e la sua eventuale contestazione darà diritto al solo indennizzo economico. Il vero vantaggio delle imprese non è la cancellazione dell’art. 18 ma l’esonero contributivo della legge di stabilità che costa 5 miliardi di euro in tre anni.

Perché non investire questi soldi in progetti di crescita economica per creare nuova e buona occupazione aggiuntiva?

Adesso lo sai.

IL “GRANDE FRATELLO”

Con la nuova formulazione l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori vede soppresso il primo comma: “E’ vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività del lavoratore”.

L’assenza di un divieto di carattere generale fa sì che con il secondo comma del nuovo art.4, escludendo gli “strumenti che servono… per rendere la prestazione lavorativa” e gli “strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze” dalla procedura di cui al primo comma, possano essere utilizzati come strumenti di controllo a distanza.

Si passa dunque dal divieto del controllo a distanza dell’attività del lavoratore (salvo accordi sulle modalità qualora ci sia bisogno dei controlli per la difesa della proprietà o in caso di sicurezza) alla legittimazione del controllo (nel rispetto delle norme sulla privacy) comunque e sempre, sia con i vecchi strumenti di controllo che con gli attuali informativi. Per i primi servono gli accordi sindacali e l’autorizzazione della DTL, per i secondi solo l’informazione “adeguata”.

Mentre prima il controllo a distanza sull’attività del lavoratore era vietata in difesa di un principio forte che è la dignità del lavoratore nel proprio lavoro, oggi è nel quadro della privacy personale, della discrezione e della divulgazione dei dati personali.

Adesso lo sai.

tb
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AMMORTIZZATORI? NON PER TUTTI

La riforma degli ammortizzatori sociali non estende tutele in modo realmente universale.
Molte sono le differenze, sia per requisiti che per durata: tra lavoratori parasubordinati (co.co.pro., co.co.co. e partite iva iscritte alla gestione separata Inps) e subordinati, e tra gli stessi subordinati in caso di perdita involontaria del posto di lavoro (per accedere alla Naspi, infatti, ciò che conta è il periodo di contribuzione effettuato con una forte penalizzazione per i lavoratori discontinui come ad esempio gli stagionali).

Tagliare le risorse e farlo durante la crisi più lunga e dolorosa della storia economica del nostro paese non favorisce l’occupazione e crea più disuguaglianze. I tempi di durata della Cassa Integrazione Guadagni sono stati ridotti a 24 mesi massimi, anticipando quindi di almeno 12 mesi la data dei licenziamenti, così come sono state aumentate le differenze di trattamento rispetto all’uso dei Contratti di solidarietà e dei fondi di solidarietà per chi non ha la cassa integrazione.

L’aumento dei costi per le imprese dell’uso degli strumenti di “cassa”, derivanti dal meccanismo del bonus malus (ricorrere agli ammortizzatori vuol dire  pagare di più), pensato quale deterrente per le imprese a ricorrere agli ammortizzatori sociali e applicato in modo indiscriminato, rischia di trasformarsi in un boomerang: ne disincentiverà il loro uso e finirà col favorire i licenziamenti. Infatti, non tutte le crisi e i processi di ristrutturazione sono uguali, gli ammortizzatori dovrebbero “accompagnare” in questi processi le imprese ed i lavoratori.

Non c’è uguaglianza nel nuovo sistema, infatti, sia la cassa integrazione (assegno ordinario del fondo di solidarietà) che i contratti di solidarietà (assegni straordinari del fondo di solidarietà) danno diritto a diverse durate ed entità delle prestazioni a seconda del tipo di impresa (dimensione/settore). In sintesi, tali misure non includono né i lavoratori parasubordinati né misure ad hoc per i lavoratori autonomi di quelle stesse imprese.

Adesso lo sai.

POLITICHE ATTIVE O PASSIVE?

L’idea è di uniformare, aggregare, razionalizzare le tante strutture pubbliche già esistenti dedicate allo scopo dell’incontro domanda e offerta di lavoro è tristemente naufragata. La mancata risoluzione del conflitto costituzionale tra lo Stato e le Regioni, ha determinato una pesante incertezza sulle regole di governo dell’Agenzia nazionale per l’occupazione nata per semplificare e rendere efficiente la gestione e programmazione delle nuove politiche attive.

Gli obiettivi centrali che l’Agenzia dovrà perseguire, quali favorire e incentivare la ricerca attiva di una nuova occupazione, attraverso percorsi personalizzati d’istruzione, formazione professionale e lavoro, e il rafforzamento delle capacità d’incontro tra domanda e offerta di lavoro, saranno ricercati con una programmazione delle risorse frutto dei risparmi prodotti dal minor uso della cassa integrazione.
Il tutto a fronte dell’incertezza in cui si trovano i centri per l’impiego che dovrebbero essere il perno della nuova rete dei servizi per il lavoro.

L’assenza di norme regionali uniformi per l’accreditamento di enti privati, ai quali delegare le responsabilità delle azioni di formazione, favorirà una concorrenza tra agenzie pubbliche e private accreditate per l’accaparramento del voucher. Pur di risparmiare è facile prevedere un gioco al ribasso della qualità del servizio. Non solo, forte sarà anche il rischio dell’aumento della disomogeneità territoriale, da regione a regione, da nord a sud.

Adesso lo sai.

tb
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CONFERMA DEL PRECARIATO

Le dichiarate volontà del Governo di voler incrementare le forme di lavoro regolamentato e a tempo indeterminato, definendole quali privilegiate forme di rapporto comune di lavoro, si sono infrante con l’approvazione di una sostanziale conferma di tutte le forme di lavoro precario!

In alcuni casi si sono addirittura ampliate le maglie regolamentari, come nel caso del lavoro accessorio o per le collaborazioni a progetto, per le quali è possibile certificare accordi individuali. I nuovi contratti a termine e in somministrazione sono stati liberati da ogni riferimento a mansioni e nella loro durata, si è esteso il ricorso all’uso del lavoro accessorio, aumentandone i limiti di spesa.

Tutte le forme di lavoro precario non avranno diritto a ricevere una formazione sufficiente e adeguata alle caratteristiche delle mansioni oggetto del contratto, di conseguenza viene a mancare la prevenzione sui rischi da lavoro.

Il riordino del contratto di apprendistato conferma la scelta sbagliata della precocità di accesso al lavoro a 15 anni e pone in discussione la valenza del titolo di studio. Con la sua sperimentazione si rischia che già a 14 anni ci si avvii su percorsi integrativi legati al lavoro. Il riordino dei contratti ha incrementato la possibilità per le aziende di usufruire di formule contrattuali che garantiscano ancor più in flessibilità aumentando le condizioni di precarietà dei rapporti di lavoro.

Adesso lo sai.

CONTRATTI A TERMINE

Si cancella (già Decreto Poletti) l’obbligo delle ragioni tecniche, organizzative, produttive o sostitutive che legittimano il termine del contratto. In sostanza l’impresa non è più obbligata a scrivere perché assume con un contratto a termine e non in modo stabile, facendo venire meno la tutele per il lavoratore.
Si potrà stipulare un ulteriore contratto di 12 mesi dopo i 36 mesi per la stessa categoria legale e ulteriori contratti di 36 mesi per mansioni diverse.

SOMMINISTRAZIONE

Viene tolta (già Decreto Poletti) la causale giustificativa sulla somministrazione a termine senza limiti di durata a 36 mesi ma con i limiti fissati dai CCNL. Viene liberalizzata la somministrazione a tempo indeterminato con il solo limite del 20% del totale degli occupati in quell’azienda.

COLLABORAZIONI

Si ritorna alle vecchie collaborazioni! La norma prevede che per le collaborazioni “organizzate dal committente” si applichi la stessa disciplina del lavoro subordinato, ma che per quelle certificate in una delle Commissioni preposte (art.76 Dlgs 275/03) rimanga l’attuale disciplina.
Cancellate le norme Fornero sugli equi compensi sulla base dei compensi previsti dal CCNL.

VOUCHER

Si aumenta la possibilità di utilizzo del lavoro accessorio portando la soglia di reddito annuo da 5mila a 7mila euro. Il lavoro accessorio è la forma meno tutelata di lavoro, non basta infatti “tracciare” i buoni per limitare l’abuso, ma impedire che un lavoratore possa lavorare per un intero anno con voucher senza alcun diritto contrattuale.

PART-TIME

Il datore potrà imporre al lavoratore che ha richiesto il part-time l’orario supplementare fino al 25% dove questo non sia regolamentato dal CCNL, il lavoratore potrà rifiutarsi solo con una motivazione comprovata di impossibilità (gravi esigenze di salute, familiari, o di formazione professionale).
Nuova retribuzione: 15% è la quota fissa di maggiorazione dell’orario aggiuntivo comprensiva degli istituti diretti ed indifferiti, che è molto al di sotto di quanto previsto finora dai contratti.
Non c’è più riferimento al diritto di precedenza per i lavoratori part-time ed in luogo del congedo si potrà fruire del part-time ma solo se la riduzione di orario non sia superiore al 50%.

PARTITA IVA

Le partite iva sono peggiorate. Il Governo ha cancellato quelle norme (durata superiore ad 8 mesi annui per 2 anni in monocommittenza, 80% del fatturato per 2 anni dalla stessa impresa, sede di lavoro fissa presso il committente) che determinavano la possibilità di riconoscere quel tipo di lavoro come subordinato. Nessun diritto è stato esteso e rimangono tutte le penalizzazioni esistenti per questi lavoratori.

 

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